Nome botanico: Arbutus unedo L.
Nome comune: Corbezzolo
Vernacolo Sardo: Meludidone (Perfugas), Lidone, Aridoni, Olioni, Mela lidone
Nomi regionali: Armun, Lamborsie (Liguria); Frola marina (Piemonte); Cornolaro (Veneto); Corbezzel, Marmelotta ( Emilia Romagna); Arbatro (Toscana); Lallerone (Umbria); Cuccumarra (Lazio); Rusciolo (Puglia); Cacummaro, Imbriachi, 'mbriacheddi (Calabria)
Nomi stranieri: Arbousier commun (Francia); Strawberry tree (Inghilterra); Erdbeerbaum (Germania); Arboser (Spagna)
Famiglia: Ericaceae
Etnobotanica
Pianta già conosciuta ed usata in tempi antichi. Era ritenuta, da Dioscoride e Galeno, nociva per testa e stomaco. In età medioevale un rimedio contro la peste era ricavato da polvere di "osso di cuore" di cervo alla quale veniva addizionata acqua distillata dalle fronde di corbezzolo. Era annoverata tra le cosiddette "Erbe di S. Giovanni", che cade nel solstizio estivo. A tale proposito davanti alle chiese si allestivano mercati delle erbe dove, anche il corbezzolo faceva bella mostra di se, insieme ad aglio, cipolla, lavanda, mentuccia, biancospino, artemisia, ruta, iperico. Veniva considerata anche "erba cacciadiavoli e cacciastreghe", che si pensava viaggiassero per raggiungere i loro convegni proprio nella notte di S. Giovanni, insieme ad iperico, ruta, basilico, artemisia ed aglio. Pare che nell'800, durante il Risorgimento Italiano, questa pianta divenne simbolo dell'unità nazionale, per il fatto che la presenza del verde fogliare, del bianco dato dai fiori e del rosso delle bacche diede origine ai colori della nostra bandiera. Nel linguaggio dei fiori è sinonimo di ospitalità.
Etimologia
Arbutus deriva dal Celtico "Ar" frutto acerbo, astringente e "butus" cespuglio. Unedo è il termine che utilizzava Plinio per indicare il corbezzolo e pare significherebbe "unum tantum edo" vale a dire "ne mangio solo uno", per il fatto che nonostante il frutto sia commestibile, per alcuni non ha gusto piacevole.
Descrizione
Il corbezzolo, pianta tipica della macchia mediterranea, si può trovare sotto forma di arbusto o alberello sempreverde, con un'altezza che và dal 2 ai 7 m. ma talvolta può raggiungere anche i 12 m. E' pianta assai ramosa ed i fusti sono eretti; i rami giovani hanno colore rossastro con presenza di setole e ghiandole. La corteccia è di colore bruno rossastro, rugosa e fessurata e tende desquamarsi in sottili placche. Le foglie sono coriacee, alterne, con breve picciolo, glabre, di forma ovato-lanceolata, acute all'apice, con pagina superiore lucida e opache inferiormente. I fiori sono disposti sui giovani rami dell'annata in racemi terminali, formati da 15-30 elementi. E' presente sia il calice che la corolla, il primo formato da 5 sepali di colore verde con margine bianco; la corolla di colore bianco o roseo, di forma campanulata, presenta al suo interno 10 stami. Il frutto è una bacca globosa di circa 1,5-2 cm di diametro, che presenta delle grosse papille coniche; è edule; si presenta prima verdastra, poi gialla, arancio ed infine rosso scarlatto vivo a maturazione; ha polpa succosa, dolce ma leggermente acidula.

Foto scattata il 1° dicembre 2005 sul Monte Limbara, Loc. Vallicciola.
Areale
La specie ama i climi caldi. E' presente nelle zone litoranee e submontane fino a 1000 m slm, nelle isole maggiori e minori, arrivando ad estendersi nella zona Atlantica, fino all'Irlanda. Vegeta su qualsiasi tipo di substrato, formando fitte macchie in simbiosi col leccio. Ha elevata capacità pollonifera, prova ne sia che dopo un incendio è la prima pianta dalla quale ricrescono i germogli.
Distribuzione sarda
E' diffuso in numerose zone dell'Isola, soprattutto granitiche, a formare sia macchia-foresta che macchia alta e bassa: Gallura e Arcipelago de La Maddalena, Nurra, Logudoro, Altopiano di Buddusò e Bitti, Montiferru, M. Arci, Barbagie, Mandrolisai, Giara, Ogliastra, Supramonte di Talana, Gerrei, Sarrabus, Iglesiente, Sulcis; è però diffuso anche su substrato calcareo: M. Albo, M. Tuttavista, zona calcarea centro-orientale (di Dorgali-Oliena-Urzulei-Baunei), tacchi calcarei (es. di Seui), Quirra, ecc
Fioritura
Avviene da Settembre a Dicembre ma spesso si protrae oltre questo periodo.
Fruttificazione
In Autunno, nel periodo che và da Agosto a Novembre dell'anno successivo, per cui la pianta presenta in contemporanea sia il fiore che il frutto.
Parti usate ad uso erboristico
Si utilizzano la foglia e il frutto, secondariamente il fiore, la radice e la corteccia.
Si raccolgono le foglie dell'annata (che sono inserite sui rametti terminali, e presentano un colore verde più intenso delle altre), insieme col picciolo, preferibilmente in estate. Si essiccano all'ombra, in strato sottile e si conservano in sacchetti di tela o di carta, al riparo dall'umidità.
Il frutto si raccoglie completamente maturo.
Fitoterapia
Il corbezzolo è considerato una pianta amaricante che deve essere usato con circospezione, per alcuni suoi principi attivi che possono causare disturbi.
- Foglia (+ eventualmente altri organi):
Apparato urinario: diuretico; moderato antisettico e antiinfiammatorio, infiammazioni delle vie urinarie, uretrite, cistite, cistopielite, prostatite,
Apparato digerente: astringente intestinale-antidiarroico (anche il frutto), dissenterie, diarree; antiinfiammatorio epatico; antispasmodico delle vie intestinali e biliari
Apparato circolatorio: oltre che antiinfiammatorio (vedi sopra); antiarteriosclerotico (anche la radice); depurativo
- Fiore
Apparato secretore: diaforetico
Ricette fitoterapiche
- Infuso:
5 g di foglie in 100 ml di acqua; assumere 3 tazze al dì come depurativo epatico.
- Decotto:
3 g di foglie in 100 ml di acqua; assumere 3-4 bicchieri al dì contro la diarrea.
- Frutti ridotti in pasta: da 30 a 100 g più volte al dì come astringente
- Tintura madre: 40 gocce 2 volte al dì in poca acqua, come diuretico.
Altri usi
Liquoreria
Dai frutti maturi si può ricavare una bibita a bassa gradazione alcoolica, chiamata vino di corbezzolo, tipica di Sardegna e Corsica; e aceto. Per macerazione in alcool si ottengono liquori.
Per fermentazione delle bacche si ricava alcool (il corbezzolo è pianta alcooligena) e acquavite.
Cucina
Il frutto maturo, dolce, è edule, ma un po' astringente. Col frutto maturo si preparano marmellate, conserve (astringenti), canditi, confetture.
Conceria
Foglia e corteccia si utilizzano, per i tannini, nella concia delle pelli.
Apicoltura
Il corbezzolo è specie apicola-mellifera, molto visitata dalle api, a dare il famoso miele amaro di Sardegna e Corsica. Questo ha grandi proprietà curative nelle affezioni bronchiali di tipo asmatico.
Usi locali
Nella mia zona le bacche ben mature vengono usate per preparare delle ottime confetture, usando:
1 kg di corbezzolo
600 g di zucchero semolato
la scorsa grattugiata di 1 limone
poca acqua a coprire il tutto
Si porta a leggero bollore e si aggiunge 1 stecca di cannella. In seguito aromatizzare ancora col succo di un limone. Passare al setaccio e rimettere sul fuoco. Fare la prova piattino". Invasare la preparazione ancora calda, in vasi sterilizzati in precedenza, che vanno rovesciati fino al raffreddamento del prodotto.
Altra preparazione che si può ottenere è la Saba di corbezzolo:
si raccolgono le bacche ben mature e dopo averle spappolate, si fanno bollire. Si raccoglie il tutto dentro un sacco e si passa alla filtrazione. Si ottiene un liquido che viene rimesso sul fuoco e fatto restringere ad un terzo del suo volume iniziale. Si conserva in recipienti ben chiusi per lungo tempo e viene utilizzato per la preparazione di dolci tipici tradizionali, quali pane 'e saba e cozzuleddas.
Ancora, si può preparare un buon liquore di corbezzolo:
mettere in un vaso a chiusura ermetica le bacche, che andranno ricoperte di alcool buongusto e lasciate a macerare per 21 giorni.
Trascorso il tempo si filtra la preparazione e all'essenza così ottenuta si aggiunge uno sciroppo preparato con lo stesso peso di zucchero ed acqua (es. 100 g di essenza + 100 g di acqua + 100 g di zucchero semolato), che và prima lasciato raffreddare.
Crostata di corbezzolo
250 g di farina
100 g di ricotta
2 tuorli d'uovo
1 cucchiaio di miele di corbezzolo
1 cucchiaio di cannella in polvere
1 pizzico di sale
125 g di confettura di fragole
125 g di confettura di corbezzolo
Preparare la pasta con tutti gli ingredienti, tranne le confetture, far riposare un'ora e poi stendere su una teglia da crostata, distribuire le due marmellate miscelate tra loro e cuocere a 250°C per 30 minuti.

Mario Vacca (chef Ichnos), a tua gentile richiesta rispondo
, questo è per te
spero di essere stata abbastanza esaustiva
.
Ciussss
(Modificato 2 volte, ultima modifica: Ven 31 Ott 2008 12:00)